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Archivio di Stato di Caserta

Patrimonio

I documenti conservati nell’Archivio di Stato di Caserta abbracciano formalmente un arco di tempo che va dalla seconda metà del Quattrocento fino agli anni Settanta del secolo trascorso.
Occorre tuttavia ribadire che, dato il centralismo amministrativo dell’ancient regime, quasi tutta la documentazione significativa concernente l’amministrazione, le finanze, la giustizia nel Regno meridionale fino al secolo XVIII andrà ricercata presso l’Archivio di Stato di Napoli.
A Caserta, ciò che di importante possediamo per i secoli anteriori all’Ottocento è uno sterminato e prezioso fondo notarile (oltre 37.000 volumi, che coprono un arco di tempo di quattro secoli e mezzo); ma una raccolta organica di documenti amministrativi, finanziari e giudiziari relativa all’intera provincia si conserva solo per i secoli XIX e XX, quando gli Intendenti prima, per effetto delle riforme amministrative francesi, e più tardi i Prefetti, si insediarono in ciascun capoluogo di provincia con tutto un apparato burocratico come rappresentanti del potere centrale.

Beninteso, il 1465 (l’anno del più antico protocollo notarile conservato) è “ufficialmente” il termine di decorrenza del nostro patrimonio archivistico, o per dir meglio è l’anno a partire dal quale possiamo parlare di vere e proprie serie archivistiche, definite in base a una precisa connotazione di origine; ma singoli documenti potrebbero essere di data anche parecchio anteriore. Prescindendo da qualche autentico cimelio (contratto di compravendita di un terreno in Aversa dell’anno 1143, di cui l’Archivio è entrato in possesso per acquisto da privati), l’esempio tipico è rappresentato dal foglio pergamenaceo ripiegato in due, che i notai spesso adoperavano per rilegare i loro protocolli.
 

Si sa che queste pergamene erano “riciclate” (provenivano di solito da Monasteri, che le mettevano in vendita allorché disponevano di una copia migliore - quasi sempre oggi perduta - dello stesso atto o dello stesso testo), ed è quindi ovvio che contengano nella faccia interna uno scritto di epoca precedente. Questi testi, recuperati dai protocolli notarili via via che essi venivano sottoposti a restauro, sono a tutt’oggi poco meno di cinquecento ed è certo che altri ne verranno reperiti in futuro: da poco se ne è intrapresa la trascrizione e lo studio, e non è improbabile che una parte di essi risulti antecedente alla metà del secolo XV. Interesse tutto particolare, anche se per ora in numero esiguo, hanno alcune di queste pergamene, contenenti canti liturgici (testo e notazione musicale), che una volta restaurate potranno rivelarsi preziose per gli studiosi della musica prerinascimentale.

Occorre poi rendere conto di una lacuna nella documentazione amministrativa recente. Come già detto, la provincia di Terra di Lavoro venne soppressa a decorrere dal 1927 e ripristinata (con estensione territoriale pressoché dimezzata) nel 1945, cosicché Caserta stessa appartenne alla provincia di Napoli per quasi tutto il ventennio fascista. Sotto l’aspetto archivistico ciò si traduce in un vuoto di quasi vent’anni nelle carte amministrative della Prefettura (e quindi anche degli svariati uffici che sottostavano al suo controllo), perché l’amministrazione della nostra attuale provincia fece capo, in quel lasso di tempo, alla Prefettura di Napoli, che in base al principio di unità e inscindibilità di un fondo archivistico (cioè della produzione documentale di un ufficio) dovrà poi versarne la documentazione “in blocco” all’Archivio di Stato napoletano.

È già ovvio che gli studi condotti presso il locale Archivio di Stato non sempre esauriscano l’argomento di una ricerca, dovendo spesso essere integrati con l’esame di documenti prodotti da Amministrazioni centrali (ossia con sessioni di studio presso l’Archivio di Stato di Napoli per l’epoca pre­unitaria, e presso l’Archivio Centrale dello Stato per l’epoca successiva); a questa considerazione, che è di carattere generale, si aggiunge per la nostra provincia il fatto contingente di trovare documentato il ventennio fascista quasi esclusivamente presso l’Archivio di Stato di Napoli (archivi di Prefettura e di altri organi periferici) e l’Archivio Centrale dello Stato (archivi dei Ministeri e di altri organi amministrativi centrali).

Per converso, la documentazione della provincia antica interessa un territorio assai più ampio della sua attuale circoscrizione, dato che essa subì nel corso dei secoli frequenti e rilevantissime variazioni territoriali, che ne ridussero progressivamente i confini a partire da un’estensione iniziale vastissima. Località che oggi appartengono alle province di Latina (qualche esempio: Gaeta, Formia, Fondi), di Frosinone (Sora, Cassino, Arpino ecc.) e di Napoli (Nola con tutto il suo circondario) fecero parte di Terra di Lavoro fino all’anno della sua soppressione; analogo discorso, limitatamente all’epoca preunitaria, vale per località delle attuali province di Benevento, Avellino ed Isernia (ad esempio Venafro). Tutte queste zone rientravano quindi amministrativamente nella giurisdizione dell’Intendenza e poi Prefettura di Caserta, e giudiziariamente (almeno in parte) in quella del Tribunale di S. Maria Capua Vetere; e pertanto, per l’accennato principio di inscindibilità, la documentazione amministrativa che le riguarda resta e resterà conservata a Caserta, con la conseguenza archivistica paradossale che oltre metà del territorio, per il quale il nostro Archivio conserva una documentazione cospicua, non appartiene alla attuale provincia casertana.



Ultimo aggiornamento: 07/02/2019